Archivio dell'autore: ortomontano

Orto autunnale e campo invernale

Un paio di giorni fa sono tornato a vedere il campo con le colture che sverneranno. È stato un autunno piuttosto caldo e asciutto, ma ciò non sembra essere stato un problema per agli, piselli e fave. Abbiamo seminato solo semente bio e non trattata, e la percentuale di germinazione è stata altissima. In circa 200 metri quadrati abbiamo seminato: 1 kg di fava superprecoce (obiettivo: fava fresca per il primo maggio, quassù!), 1 kg di piselli mezzarama e 4 kg di aglio rosso (di cui 3 di aglio rosso di Sulmona). Anche l’orto autunnale continua a darci soddisfazioni. Da mesi raccogliamo verze, baresane, porri, finocchi, cavolfiori etc etc. L’altro giorno ho raccolto il cavolfiore verde maceratese più grande che ho mai visto, almeno 3 kg.

Da sx: piselli, aglio e fave pronti ad affrontare l’inverno (se quest’anno arriva)
Un cavolfiore gigante coltivato al Bellavista

Il rifugio per le api selvatiche

Esistono moltissime specie di api solitarie e alcune di queste sono importanti per l’impollinazione almeno quanto le api domestiche. Per aumentare la loro popolazione nel mio giardino e per studiarle più da vicino ho costruito un piccolo rifugio (bee hotel o bug hotel). Ho mantenuto le cose semplici e ho creato due soli habitat utilizzando mattoni per uno e rami cavi di fico per l’altro. La rete che chiude il rifugio è fissata in alto con delle viti in modo da essere rimossa agevolmente per la manutenzione, visto che ogni anno si devono sostituire i materiali all’interno del rifugio per evitare che si sviluppino infestazioni di acari e altri parassiti. Il posto che ho scelto per il “bee hotel” è asciutto, esposto a sud est e si affaccia direttamente sull’orto. Ieri, finita la costruzione del rifugio, non ho resistito e lo abbiamo subito piazzato, anche se con ogni probabilità non verrà popolato prima di marzo o aprile.

Il diploma di progettazione di permacultura

Finalmente ho conseguito il certificato in permacultura presso il Permaculture International College. Il corso che ho seguito è il classico PDC (Permaculture Design Course) da 72 ore. Di solito questo è uno dei primi passi che si compiono quando si intraprende un percorso di apprendimento nel campo delle agricolture naturali, organiche o alternative. Nel mio caso il certificato ufficiale è arrivato molti anni dopo il mio primo incontro con la permacultura e molti anni dopo i miei primi esperimenti agricoli, ma è comunque una bella soddisfazione. Va da sé che il Permaculture Design Certificate non è né un punto di arrivo né un punto di partenza, ma solo una tappa: continuerò a produrre, allevare e coltivare, ma anche a sporcare di terra libri e tastiera.

Orto: l’ondata di semine autunnali

La prima volta che ho coltivato un orto come molti neofiti pensavo che la cosa andasse per sommi capi così: in primavera pianti tutto, in estate raccogli, in autunno e inverno aspetti la primavera davanti al camino. Non è vero che funziona così. Molte cose si possono riseminare a ciclo continuo per mesi e in ogni stagione si può coltivare qualcosa. Per esempio, al Bellavista in primavera abbiamo fatto partire diverse ondate di colture estive, in estate abbiamo impiantato tre ondate di colture autunnali\invernali e adesso abbiamo iniziato le semine autunnali. Al momento nei nostri orti sono presenti i residui delle colture estive (gli ultimissimi pomodori, fagiolini, zucchine etc etc), le colture autunnali (8 varietà di brassicacee, finocchi e porri a diversi stadi di sviluppo) e le colture a ciclo continuo (insalate e indivie). Ora siamo pronti per l’ondata di piantate autunnale, che non è meno importante di quelle primaverili o estive, anzi.

L’orto estensivo ieri mattina. In campo ci sono ancora le piante dei pomodori da salsa (la fascia verde a sinistra dello spaventaistrici), delle zucche (tonde e tromboncini) e una fila di girasoli. L’area a destra (dove avevamo coltivato patate) è quasi libera ed è pronta per essere lavorata e seminata.

Qua sull’alta collina appenninica questo è il momento giusto per impiantare l’aglio e per seminare fave e piselli. Ieri, nel campo\orto estensivo al Bellavista (del quale parlo qui) abbiamo iniziato con le lavorazioni e con le semine. Prima di tutto abbiamo liberato il campo dalle ultime colture ancora in campo (zucche, gli ultimi pomodori da salsa, una fila di girasoli per i polli), poi abbiamo fresato con un motocoltivatore ed eliminato manualmente erbe invasive e residui colturali. La prima cosa che abbiamo seminato immediatamente dopo la fresatura è una varietà di fava super precoce. Nei prossimi giorni, meteo permettendo, impianteremo aglio di diverse varietà e semineremo piselli e taccole. L’obiettivo è avere una produzione per maggio, il mese più povero di raccolti.

Il campo è stato liberato dai residui delle colture precedenti e la terra viene fresata per seminare leguminose e impiantare l’aglio.

Ortomontano: un progetto di permacultura mediterranea

Ortomontano è un giardino di 600 metri quadrati. Solo un diciassettesimo di ettaro, ma è un giardino foresta (o una food forest) ante litteram. Non è stato progettato coscientemente seguendo i principi della permacultura (facevo le elementari quando con la mia famiglia abbiamo piantato i primi alberi, quasi trenta anni fa), ma non di meno è un sistema agro-forestale organico e produttivo. Come racconto qui, nelle ultime settimane ho seguito il corso online del Permaculture International College. Anche se da anni mi interesso di permacultura non avevo ancora formalizzato le mie conoscenze: il PDC online del Permaculture International College mi ha dato l’occasione per (ri)analizzare e (ri)progettare la gestione del giardino foresta in chiave permaculturale. Ho disegnato mappe, censito piante, fatto misurazioni, sistematizzato dati disordinati, progettato razionalmente un piano di gestione del giardino. Molti progetti di permacultura riguardano la progettazione di sistemi agro-forestali partendo quasi da zero, dal campo vuoto, dalla pagina bianca. Ma Ortomontano non è una lavagna pulita sulla quale disegnare liberamente: è un sistema maturo con più di 100 specie vegetali che già lo abitano. Per questo motivo il progetto che ho sviluppato per il conseguimento del Permaculture Design Certificate riguarda la gestione di un sistema maturo più che la sua progettazione ex novo.

Una delle mappe che ho disegnato per il progetto finale che ho presentato al Permaculture International College. La mappa fa parte della sezione “Site analysis and assessment” e mostra la disposizione dei principali alberi del giardino.

Osserva e interagisci: l’albero delle zucche

Il primo principio della permacultura, “observe and interact”, ci invita a osservare e studiare i comportamenti delle entità naturali prima di interagire. Questa, a mio avviso, non è solo un’affermazione teorica, ma introduce la strategia agricolturale della biomimetica. Osservare ed imitare fenomeni naturali è quello che hanno fatto generazioni e generazioni di contadini in tutto il mondo fino alla cosiddetta rivoluzione verde. Un’osservazione fatta nel campo al Bellavista è un buon esempio di come fatto naturale può suggerire una pratica colturale: una pianta di tromboncini (Cucurbita moschata) si arrampica su un albero di Mele rosa dei Monti Sibillini senza nessun intervento umano. La zucca che pende dall’albero e lunga più di un metro e venti ed è pressoché dritta, non come i tromboncini che ho coltivato in Amandola, spettacolarmente contorti ma molto meno pratici da trasportare, da stoccare e da sbucciare. Senza contare che se riuscissimo a far crescere le zucche in alto non ne perderemmo nessuna a causa degli istrici (vedi foto sotto). Queste osservazioni mi portano a cambiare il modo il cui coltivo i tromboncini, adattandomi ai loro comportamenti naturali: da anno prossimo li farò crescere su pergole o tralicci, assecondando la loro natura rampicante.

Una zucca ibrida di quest’anno.
Una zucca ibrida della varietà preferita dagli istrici. A giudicare dai morsi si direbbe che compare istrice ne apprezzi soprattutto la buccia.

Cucurbita devanàgari

Pattern naturali e alfabeti umani devono avere qualcosa in comune. Infatti ieri, per un attimo, ho attivamente cercato di leggere le zucche che ho raccolto. La mia mente ha cercato di interpretare le forme prodotte dai pattern di crescita dei Tromboncini e di ricondurle a forme note. È quella che tecnicamente viene definita una pareidolia. Ho pensato agli alfabeti georgiani e alla devanàgari del subcontinente indiano ma soprattutto all’alfabeto singalese, memorie ormai sbiadite del corso di Glottologia all’università. Per un po’ mi sono trastullato con l’idea che le zucche mi stessero mandando un qualche messaggio nel loro sinuoso alfabeto cucurbitaceo. Al di là delle speculazioni metafisiche, nel mondo reale ho fatto un buon raccolto. Quattro piante di Tromboncini di Albenga (Cucurbita moschata di cui parlo anche qui) hanno reso molte zucchine ad inizio stagione e sedici o diciassette grosse zucche mature per l’autunno-inverno. Addirittura, da quando le zucche sono mature, le piante hanno ricominciato a produrre nuovi frutti e se il tempo regge ne abbiamo ancora per qualche settimana. Non ho fatto calcoli precisi su quanto abbiano prodotto quattro sole piante, ma siamo sicuramente sopra i settanta kg. Nella foto: io mentre cerco ispirazione per decifrare il messaggio occulto pervenutomi sotto forma di misteriose zucche contorte.

Il corso di permacultura online del Permaculture International College

Sono ufficialmente iscritto al corso online di Permacultura del Permaculture International College!!! Le lezioni che ho iniziato a seguire compongono il classico percorso didattico da 72 ore di lezione che serve per ottenere il noto Permaculture Design Certificate (PDC), ovvero il certificato per essere internazionalmente riconosciuto come permacultore. Sono anni che mi interesso di permacultura e agricoltura rigenerativa, che seguo corsi di gestione delle acque, orticoltura biointensiva, norcineria, etc etc etc. Soprattutto sono anni che applico i principi della permacultura sulle terre che coltivo e ho coltivato. Ora ho l’occasione di ampliare, sistematizzare e ufficializzare le mie competenze. Il corso online del Permaculture International College, sul sito permacultureeducation.org mi permette di seguire le lezioni da casa e di applicare immediatamente sul campo quello che imparerò. Per questa opportunità devo ringraziare il Dr. Alan Enzo e tutti i collaboratori del Permaculture International College.

Ultimi giorni d’estate nell’orto

In Amandola l’autunno arriva presto. Le temperature si sono già abbassate e per la prossima settimana è prevista pioggia. Il massimo che possiamo sperare è che le piante di pomodoro riescano a far maturare i frutti già formati ma ancora acerbi: per questo stamattina ho capitozzato tutti i pomodori, per forzarli a maturare i frutti che hanno già senza disperdere energie inutili in nuova crescita verde. Nelle foto sotto: gli ultimi pomodori della stagione.

Le trombette, come temevo, non hanno prodotto quasi nulla per tutto agosto: erano concentrate a far maturare le zucche che ho lasciato su. Ma ora le zucche sono completamente mature e inaspettatamente la produzione di zucchine è ripartita alla grande. L’altra cucurbitacea che ho piantato quest’anno a ortomontano è una delle mie bestie nere: la Luffa cylindrica. Ho piantato luffe negli ultimi due o tre anni, senza successo. È una pianta esigente: vuole caldo, acqua tanta e regolare, tanto concime, sole si ma meglio di sera ecc ecc ecc. La cosa più frustrante, per chi come me coltiva luffa lontano dall’equatore, è che è una pianta brevidiurna che non tollera il freddo. Capirete l’assurdità della richiesta, qua sui Sibillini. Comunque sia è il primo anno che vedo frutti, uno anche di discrete dimensioni. Fra qualche settimana raccoglierò la mia prima spugna vegetale autoprodotta. Nelle foto sotto: il raccolto di tromboncini di stamattina e la luffa.

Come tostare e conservare le nocciole

Il modo migliore per conservare le nocciole è tostarle e metterle in barattolo a caldo. Un barattolo di nocciole tostate con la giusta tecnica può durare dieci anni, dipende solo dalla tenuta del tappo. Le istruzioni che si trovano online su come tostare le nocciole sono fuorvianti, imperfette o proprio sbagliate. Il metodo che si usa a casa mia da anni è il seguente.

Si sgusciano le nocciole, si dispongono su una teglia di metallo in modo che non siano ammucchiate e si infornano nel forno preriscaldato a 200° C. Ogni tanto si dà una mossa alla teglia e in 10 o 15 minuti sono pronte (quando sono tostate si capisce sia dal colore che dal profumo). A questo punto vanno immediatamente messe nei barattoli e chiuse. Il calore delle nocciole crea l’effetto sottovuoto che permette una conservazione perfetta. Inoltre questo processo fa staccare le pellicine: quando si aprirà il barattolo, dopo giorni, sarà facilissimo pulire le nocciole. Una volta aperto il barattolo si perde il sottovuoto e le nocciole si conservano per poche settimane.