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Tromboncino summer squash

Cucurbita Moschata varietà Trombetta di Albenga

Ho coltivato diverse varietà di zucchine, negli ultimi anni. Alberello di Sarzana, Bianca di Trieste, Romanesco, Patisson, Tonda di Nizza, quelle gialle, quelle chiare, quelle scure. Sono tutte Cucurbita Pepo, il più diffuso genere di cucurbita coltivata per il consumo del frutto immaturo. Fra le Pepo la mia preferenza va alle zucchine scure o allo zucchino costoluto romanesco. Le bianche non le sopporto. Le Patisson sono buone solo per i polli. Quest’anno, invece, non ho piantato nessuna Cucurbita Pepo nel mio orto. Per la produzione di zucchine ho scelto la Trombetta (o Tromboncino) di Albenga, la quale è una delle rarissime Cucurbita Moschata selezionate per la qualità del frutto immaturo. Quasi tutte le Moschata, come la Butternut o la Moscata di Provenza, vengono coltivate come zucche e dunque la raccolta si fa a frutto completamente maturo. La Trombetta è una cucurbita a duplice attitudine, il cui frutto è ottimo quando immaturo (zucchina) e buono quando completamente maturo (zucca). Nello stato intermedio, quando il frutto è molto grande ma non ha cominciato a far indurire la pelle, è comunque apprezzabile. Infatti, mentre le Pepo mature diventano spugnose e immangiabili, le Moschata rimangono a pasta solida. Questa è una caratteristica che rende questa varietà molto pratica per un orto familiare: chi coltiva zucchine sa che c’è un boom nella produzione che porta ad avere grandi quantità di zucchine tutte insieme, troppe per l’autoconsumo. La Trombetta ci permette di mangiare zucchine a diversi stadi di maturazione e soprattutto ci lascia aperta l’opzione di dimenticare in campo i frutti già troppo grandi per essere zucchine e di raccoglierli come zucche mature a fine stagione.

Le Moschata sono piante vigorosissime e caotiche. Ho seminato per avere quattro piante, destinando loro circa 7 metri quadri (una fila 7×1). Di gran lunga troppo poco. Le Trombette hanno lo stesso comportamento delle zucche, non sono come le Pepo. Sono striscianti e rampicanti e debordanti. Se hanno letame, acqua e caldo diventano incontenibili. Le liane, quando toccano terra, sviluppano nuove radici. Ad ogni nodo producono anche fiori, frutti e nuovi rami. Ogni ramo fa nuovi frutti, fiori, radici e rami e così via. Ho dovuto allungare l’aiuola, dissodando la terra del prato per fare posto alle zucchine che avanzavano a 20 centimetri al giorno. Quasi tutti i giorni reindirizzo i nuovi rami che escono e corrono sul sentiero verso i pomodori, e cerco di limitare lo spazio coperto dalle Trombette. Nonostante i miei tentativi di contenerle, al momento quattro piante coprono una ventina di metri quadri, e non è certo finita qui. Fino ad ora abbiamo avuto zucchine in abbondanza e in campo ci sono diverse zucche ormai decisamente grandi che lasceremo fino a maturazione completa (come quelle delle foto sopra). Spero che avere frutti maturi non spinga le Trombette a smettere di produrne di nuovi, ma questo lo scopriremo solo più in la nella stagione. Intanto la vegetazione continua. Nella foto sotto: le quattro piante di Trombetta qualche giorno fa.

I pomodori di luglio

I pomodori sono una delle mie colture preferite tanto che, con una trentina di piante, quest’anno occupano un terzo del mio orto. L’obiettivo è quello di produrre pomodori da tavola per casa (quelli da salsa sono un’altra storia) e ottenere un raccolto costante e vario per tutta la stagione. Ho comprato piantine di ibridi commerciali per un raccolto precoce, ma ho anche seminato varietà antiche ad impollinazione aperta sia in semenzaio che in terra piena. L’uniformità di una popolazione porta alla fragilità del sistema mentre la diversità crea resilienza. E poi le annate sono tutte diverse e non è detto che le varietà che anno scorso hanno prodotto abbondantemente quest’anno facciano altrettanto. Coltivare varietà diverse diminuisce i rischi perché ognuna ha resistenze e debolezze proprie. Ma soprattutto un raccolto vario e ben distribuito nel tempo è la cosa più desiderabile per la tavola. Ho iniziato la stagione dei pomodori a fine aprile, un rischio da queste parti. Ho trapiantato diciotto piante, sei per ogni tipo. Ho scelto dei Tondi lisci, dei San Marzano e degli Ovalini vesuviani, tre varietà commerciali normalmente reperibili in vivaio o al mercato.

I Tondi lisci sono piante estremamente vigorose, molto produttive e piuttosto precoci. Stiamo raccogliendo pomodori da 200 gr, sodi e croccanti dalla seconda settimana di luglio. È il classico pomodoro tondo da insalata ed è la prima varietà che abbiamo iniziato a raccogliere. Come primo pomodoro della stagione è apprezzatissimo, anche se non ha un sapore intenso. In verità è piuttosto insipido e non esiteremo a preferirgli i pomodori tardivi di agosto e settembre, quando arriveranno.

I notissimi San Marzano non sono pomodori da insalata, anche se da acerbi sono apprezzabili anche crudi. Sono stati selezionati per la produzione di pelati, ma io li ho piantati per il loro secondo miglior uso: cuocerli in padella o sulla brace. La pelle finissima del frutto, la caratteristica che lo rende speciale per gli usi culinari di cui sopra, lo rende più vulnerabile agli shock idrici, al marciume apicale e ai danni fisici. Il San Marzano è un fighetto e sto scartando molti fruttini danneggiati, ma comunque raccogliamo pomodori maturi di buona pezzatura da questa settimana.

Gli Ovalini vesuviani sono della stessa famiglia del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, del Principe Borghese e del Piccadilly. È una bella pianta dalla crescita molto regolare che produce palchi da dieci o dodici frutti da non più di 50 gr l’uno. Questo pomodoro è saporito ma dolce, rosso scuro, buono sia cotto che crudo. Incomparabilmente più buono di un Tondo liscio. Cominciamo a raccoglierne qualcuno ora, a fine luglio.

I pomodori seminati da me invece devono ancora arrivare, ma il tempo non gli manca: nell’alta collina marchigiana la stagione dei pomodori è solitamente da agosto a settembre. Nella foto: le tre varietà di f1 che coltivo quest’anno.

Ortomontano – Il ritorno

Dal 2013 al 2017 ho documentato i miei esperimenti agricoli su questo blog. Poi non ho più scritto nulla per anni, ma non ho mai smesso di coltivare orti, piantare alberi, produrre cibo. Ho imparato cose nuove ogni stagione e continuato a sperimentare e a studiare. Alcune idee e tecniche agricole che nei miei primi anni da coltivatore mi sembravano geniali ora mi sembrano ingenue, altre non hanno superato la prova dei fatti. Negli ultimi anni ho coltivato in posti diversi, fuori da ortomontano (ma sempre nelle Marche del sud), con microclimi diversi e con tecniche diverse. Ho letto nuovi libri e seguito corsi. Ho coltivato patate e pomodori e aglio, ho allevato polli, ho fatto l’aceto di frutta, fatto salumi, fatto fatica. Sono cose che fino a non molto tempo fa le nostre nonne facevano con una mano dietro la schiena e che io non sapevo fare. È una bella soddisfazione.

Torno a scrivere delle mie autoproduzioni agricole qui su ortomontano. Il blog cambierà, ma i vecchi post rimarranno così come sono, anche quelli che non condivido più. Lo scopo di questo blog, infatti, è quello di documentare le mie produzioni e i miei pensieri nel corso del tempo. Oggi curo ancora il mio giardino e coltivo un orto intensivo da 30 metri quadrati in Amandola sui Monti Sibillini, come quando iniziai a scrivere questo blog ma ho anche intrapreso una collaborazione con Peter dell’Agriturismo Bellavista di Monte san Martino. Insieme coltiviamo un orto estensivo, alleviamo polli e molto altro.

Guardando a sud dal campo di patate, Maggio 2020, Bellavista

La forma naturale degli alberi

Fukuoka riteneva che fosse fondamentale conoscere il comportamento di crescita naturale delle piante da frutto. Quando un albero viene potato e poi abbandonato non ha più una forma naturale: il suo pattern di crescita sarà caotico e controproducente per l’albero stesso. Un albero potato una volta dovrà essere potato per sempre perché ha “scordato” quale è la sua forma naturale. Un albero mai potato segue il suo pattern di crescita naturale.

Nella foto: un albero di Susine Dalmassine (Prunus Domestistica ssp. Insititia) nato da seme e mai potato. La sua forma naturale gli ha permesso di superare perfettamemte indenne la nevicata da 1 metro e mezzo di neve di Gennaio.

1mar2017dalmassine

Svernare Peperoncini: Acrata (Capsicum Annuum)

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Anche quest’anno ho seminato peperoncini di 2 varietà usando semi salvati dal raccolto di anno scorso: la terza generazione di Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens) e di Acrata (Capsicum annuum) autoprodotti da seme. I risultati sono stati abbastanza deludenti rispetto alla produzione di anno scorso: le piante, per quanto sane, verdi e robuste hanno prodotto pochi peperoncini e molto in ritardo. Forse raccoglieremo degli Acrata, mentre difficilmente i Naga (che vogliono temperature alte e stabili) giungeranno a maturazione completa.

Fortunatamente sono riuscito a far svernare in casa una pianta selezionata fra gli Acrata di anno scorso: un peperoncino alto 1 metro e mezzo, con fusto legnoso ed estremamente produttivo. Una pianta di più di un anno è sia più precoce che più produttiva di una pianta di pochi mesi: un alberello di Acrata passato indenne attraverso l’inverno 2016 ci ha dato da Luglio ad oggi circa 150 peperoncini e continua a produrne. L’Acrata (ovvero “l’Anarchico”) deve il suo nome ai colori nero e poi rosso dei peperoncini che maturano. Nella foto sopra: l’Acrata seminato nella primavera del 2015 come è oggi. Nella foto sotto: ottanta peperoncini maturi raccolti stamattina.

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Coltivare pomodori senza verderame

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Dall’ultima decade di Agosto una trentina di piante di 6 varietà diverse produce più di 10 Kg di pomodori a settimana. Nonostante il fallimento della coltura 2014 ho persistito nel voler produrre pomodori senza usare verderame (fungicida rameico consentito in agricoltura “biologica”). Quest’anno ci sono riuscito grazie ad una serie di fattori:

Tecnica colturale – Telo pacciamante, distanze di impianto larghe e sub-irrigazione con acqua piovana hanno creato un microclima secco fra le file di piante (ma umido a livello delle radici).

Semina diretta – Gran parte dei pomodori sono stati seminati direttamente in terra e non hanno mai subito trapianti. Le piante hanno potuto sviluppare radici profonde (fittonanti) che hanno permesso la crescita di piante più vigorose e con una migliore resistenza a malattie, parassiti e siccità.

Clima – Durante le prime settimane di vita dei pomodori (Aprile-Maggio) le temperature non sono mai scese sotto i 10° e ci sono state poche piogge. Il clima inadatto alla Peronospora e ad altre malattie crittogamiche hanno reso inutile una copertura fungicida.

P.s. Quasi ogni pianta presenta segni localizzati di diverse “patologie” e “parassiti”, ma la salute generale della popolazione è ottima.

Nelle foto: un raccolto della scorsa settimana e quello di oggi.

Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens)

Naga Landrace

Quest’anno ho seminato un paio di varietà di peperoncini partendo dai semi che ho prodotto e selezionato anno scorso: Acrata (o Goat’s weed, Capsicum anuum) e Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens). L’estate caldissima, i vasi concimati con stallatico e cenere e acqua a volontà hanno prodotto piante di notevoli dimensioni cariche di frutti. Nella foto: il primo raccolto di Naga della stagione, oggi, è stato piuttosto abbondante (450 grammi solo da 3 piante) e restano da raccogliere almeno due terzi dei frutti. Una delle migliori produzioni di ortomontano quest’anno.

Huitlacoche – Ustilago maydis – Carbone del mais

Ustilago maydis è un fungo patogeno del mais che ama temperature alte e siccità. Le spore penetrano nei chicchi immaturi, i quali diventano bianco-bluastri e si gonfiano fino a raggiungere una dimensione di 3 o 4 centimetri. In Messico, luogo di domesticazione del mais, questo fungo è conosciuto come huitlacoche (termine in lingua Nahuatl) ed è considerato una specialità da gourmet. In italiano è conosciuto come “carbone del mais” ed è un parassita del mais dall’aspetto particolarmente orrido. Quest’anno è stato perfetto per il suo sviluppo, tanto che ho appena dovuto tagliare tutte e 30 le piante di mais del giardino perché infette da una prelibatezza messicana che non oso assaggiare. Nella foto: una pannocchia con “tartufi messicani” perfettamente sviluppati.

Huitlacoche

Manifesto Genuino Clandestino

Ortomontano si riconosce nei principi del movimento Genuino Clandestino:

IL MANIFESTO

GenuinoClandestinoLogo

Genuino Clandestino nasce nel 2010 come una campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li ha resi fuorilegge. Per questo rivendica fin dalle sue origini la libera trasformazione dei cibi contadini, restituendo un diritto espropriato dal sistema neoliberista.
Ora questa campagna si è trasformata in una rete dalle maglie mobili di comunità in divenire che, oltre alle sue iniziali rivendicazioni, propone alternative concrete al sistema capitalista vigente attraverso diverse azioni:

  • Costruire comunità territoriali che praticano una democrazia assembleare e che definiscono le proprie regole attraverso scelte partecipate e condivise, i sistemi di garanzia partecipata sono lo strumento fondamentale per tessere relazioni fra città e campagna e sperimentare reti economiche alternative;
  • Sostenere e diffondere le agricolture contadine che tutelano la salute della terra, dell’ambiente e degli esseri viventi, a partire dall’esclusione di fertilizzanti, pesticidi di sintesi, diserbanti e organismi geneticamente modificati; che riducono al minimo l’emissione di gas serra, lo spreco d’acqua e la produzione di rifiuti, e che eliminano lo sfruttamento della manodopera;
  • Praticare, all’interno dei circuiti di economia locale, la trasparenza nella realizzazione e nella distribuzione del cibo attraverso l’autocontrollo partecipato, che svincoli i contadini dall’agribusiness e dai sistemi ufficiali di certificazione, e che renda localmente visibili le loro responsabilità ambientali e di costruzione del prezzo;
  • sostenere, attraverso pratiche politiche (come i mercatini di vendita diretta ed i gruppi di acquisto) il principio di autodeterminazione alimentare ovvero il diritto ad un cibo genuino, economicamente accessibile e che provenga dalle terre che ci ospitano;
  • salvaguardare il patrimonio agro alimentare arrestando il processo di estinzione della biodiversità e di appiattimento monoculturale;
  • sostenere percorsi pratici di “accesso alla terra” che rivendichino la terra “bene comune” come diritto a coltivare e produrre cibo; sostenere esperienze di ritorno alla terra come scelta di vita e strumento di azione politica;
  • sostenere e diffondere scelte e pratiche cittadine di resistenza al sistema dominante;
  • costruire un’alleanza fra movimenti urbani, singoli cittadini e movimenti rurali, che sappia riconnettere città e campagna superando le categorie di produttore e consumatore. Un’alleanza finalizzata a riconvertire l’uso degli spazi urbani e rurali sulla base di pratiche quali l’autorganizzazione, la solidarietà, la cooperazione e la cura del territorio;
  • sostenere le comunità locali in lotta contro la distruzione del loro ambiente di vita.

Genuino Clandestino è un movimento con un’identità volutamente indefinita. Al suo interno convivono singoli e comunità in costruzione, è aperto a tutt*, diffida di gerarchie e portavoce e non richiede nessun permesso di soggiorno o diritto di cittadinanza; è fiero di essere Clandestino e porterà avanti le sue lotte e la sua esistenza con o senza il consenso della Legge. Chiunque si riconosca nei principi di questo manifesto potrà divulgare e usare lo stesso per rivendicare le proprie azioni.

Genuino Clandestino è un movimento antirazzista, antifascista e antisessista

Aglio da seme vero – un esperimento di landrace gardening

Allium sativum fiori

Nonostante si ritenga comunemente che l’aglio (Allium sativum) si possa riprodurre esclusivamente seminando gli spicchi, questo è vero solo per alcune varietà, mentre per altre esistono almeno tre diversi metodi di moltiplicazione.

Bulbi: Si seminano gli spicchi di aglio. Questo è il metodo canonico, adottato dalla stragrande maggioranza dei coltivatori. In un ciclo di 8-10 mesi di coltura ogni singolo spicchio diventa un bulbo, i cui spicchi verranno riseminati nel nuovo ciclo. Questo tipo di moltiplicazione è asessuata, in quanto propagazione di un clone con un corredo genetico identico a quello della pianta madre. La propagazione di un clone comporta non solo l’uniformità, ma l’assoluta identità genetica all’interno della popolazione vegetale. I vantaggi sono ovvi: facilità di coltivazione e uniformità di produzione, di tempistiche di raccolta e di qualità del prodotto. Gli svantaggi sono altrettanto ovvi: in una popolazione geneticamente omogenea ogni individuo ha lo stesso grado di resistenza ad avversità climatiche e ai patogeni; se una popolazione non ha nessun tipo di difesa contro un determinato patogeno, tutta la popolazione muore. La cultivar di banana Gros Michel è un buon esempio: la banana da export più diffusa in occidente fino agli anni 1950, la cui popolazione sudamericana (di cloni) è stata spazzata via interamente dal Fusarium oxysporum (Panama disease). Per questo motivo in Europa si importa solo la varietà Cavendish (non molto buona ma resistente): perché da 60 anni non esistono più Gros Michel.

Bulbilli: Alcune varietà di aglio, soprattutto rosso, producono scapi fiorali* con un’infiorescenza globulare in cui sono presenti sia i fiori veri e propri, sia dei bulbilli. Questi ultimi si possono seminare per ottenere una popolazione di cloni, esattamente come se si seminassero degli spicchi (vedi sopra).

Semi: I fiori veri sono auto-sterili ma in gran numero, per cui la fecondazione non è improbabile. L’aglio, per sua natura, sembra favorire la riproduzione asessuata (clonale), per cui tenderà a favorire la crescita dei bulbilli nello scapo. Se si vogliono favorire i semi veri, i bulbilli vanno eliminati prima possibile. La moltiplicazione da seme è la riproduzione sessuata dell’aglio ed in quanto tale produce una popolazione di individui geneticamente diversi, con pro e contro diametralmente opposti a quelli riscontrati nelle popolazioni di cloni. La riproduzione dell’aglio da seme vero è diffusa esclusivamente nei laboratori di ricerca a scopo di miglioramento genetico per la produzione di nuove varietà per il mercato (dove per varietà si intendono brevetti e diritti di proprietà su risorse genetiche).

*Tutta la forza della pianta viene investita nella produzione dello scapo fiorale a scapito del bulbo. Per produrre aglio da consumo gli scapi fiorali vanno eliminati immediatamente appena individuati.

Un solo aglio rosso (dei 60-70 spicchi seminati in novembre) ha sviluppato lo scapo fiorale ed è finalmente fiorito (nella foto). Appena sarà possibile distinguere fra fiori e bulbilli eliminerò questi ultimi per favorire la produzione di semi veri. I semi sono pronti per la raccolta a circa due mesi dall’impollinazione e si seminano in primavera. La percentuale di germinazione dei semi è bassissima e per arrivare dal seme al bulbo completamente formato possono passare 18 mesi. Ovviamente il processo colturale è estremamente più lento rispetto alla propagazione dei cloni, ma l’obiettivo non è la produzione dell’aglio, bensì la selezione di una popolazione geneticamente varia (dunque resiliente) e adatta alle specifiche condizioni colturali, ambientali e climatiche del mio orto: in poche parole l’obiettivo è la creazione di una varietà locale o landrace o adaptivar (da adaptive + cultivar) di allium sativum.

Per approfondimenti (eng):

Deppe, Carol, 2000, Breed Your Own Vegetable Varieties: The Gardener’s and Farmer’s Guide to Plant Breeding and Seed Saving, Chelsea Green Publishing, White River Junction, Vermont.

Robinson, Raoul, 1996, Return to Resistance: Breeding Crops to Reduce Pesiticide Dependency. Sharebooks, 3rd ed.

Garlic Analecta – Growing garlic from true seed, di Ted Jordan Meredith

Adaptivar landrace di Joseph Lofthouse