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Pomodori, Patate, Aglio rosso e cipolle

In meno di un mese il campo alto al Bellavista ha cambiato totalmente aspetto. Fave e piselli sono ormai finiti da un po’ e il campo è piuttosto secco. Una ventina di giorni fa abbiamo trinciato quello che rimaneva delle fave, rilavorato il terreno e abbiamo piantato 65 pomodori bassi da sugo. Visto il clima arido e l’impossibilità di irrigare il campo abbiamo piantato i pomodori in un solco fondo e negli scorsi giorni abbiamo rincalzato tutte le piantine. La prima settimana di giugno tutti gli agli, sia il rosso di Sulmona che il rosso nostrano, avevano formato i talli (scapi fiorali) che abbiamo levato per tempo. Ora la parte aerea è quasi del tutto secca e i bulbi sono ben spicchiati: fra un mese o poco più raccoglieremo. Le cipolle crescono abbastanza bene e non soffrono troppo la siccità. Anche quest’anno abbiamo piantato patate, anche se meno di anno scorso, giusto una decina di chili di patata rossa (Monnalisa). Le piante stanno crescendo piuttosto bene, stanno fiorendo e per il momento non c’è traccia di dorifora. Ovviamente le piante di quest’anno non possono reggere il confronto con quelle di anno scorso, che hanno beneficiato di un meteo completamente differente, tanto buono per le patate quanto raro da queste parti.

Da destra: pomodori da sugo, aglio, residui colturali dei piselli, cipolle.
Patate rosse varietà Monnalisa

Orto autunnale e campo invernale

Un paio di giorni fa sono tornato a vedere il campo con le colture che sverneranno. È stato un autunno piuttosto caldo e asciutto, ma ciò non sembra essere stato un problema per agli, piselli e fave. Abbiamo seminato solo semente bio e non trattata, e la percentuale di germinazione è stata altissima. In circa 200 metri quadrati abbiamo seminato: 1 kg di fava superprecoce (obiettivo: fava fresca per il primo maggio, quassù!), 1 kg di piselli mezzarama e 4 kg di aglio rosso (di cui 3 di aglio rosso di Sulmona). Anche l’orto autunnale continua a darci soddisfazioni. Da mesi raccogliamo verze, baresane, porri, finocchi, cavolfiori etc etc. L’altro giorno ho raccolto il cavolfiore verde maceratese più grande che ho mai visto, almeno 3 kg.

Da sx: piselli, aglio e fave pronti ad affrontare l’inverno (se quest’anno arriva)
Un cavolfiore gigante coltivato al Bellavista

Orto: l’ondata di semine autunnali

La prima volta che ho coltivato un orto come molti neofiti pensavo che la cosa andasse per sommi capi così: in primavera pianti tutto, in estate raccogli, in autunno e inverno aspetti la primavera davanti al camino. Non è vero che funziona così. Molte cose si possono riseminare a ciclo continuo per mesi e in ogni stagione si può coltivare qualcosa. Per esempio, al Bellavista in primavera abbiamo fatto partire diverse ondate di colture estive, in estate abbiamo impiantato tre ondate di colture autunnali\invernali e adesso abbiamo iniziato le semine autunnali. Al momento nei nostri orti sono presenti i residui delle colture estive (gli ultimissimi pomodori, fagiolini, zucchine etc etc), le colture autunnali (8 varietà di brassicacee, finocchi e porri a diversi stadi di sviluppo) e le colture a ciclo continuo (insalate e indivie). Ora siamo pronti per l’ondata di piantate autunnale, che non è meno importante di quelle primaverili o estive, anzi.

L’orto estensivo ieri mattina. In campo ci sono ancora le piante dei pomodori da salsa (la fascia verde a sinistra dello spaventaistrici), delle zucche (tonde e tromboncini) e una fila di girasoli. L’area a destra (dove avevamo coltivato patate) è quasi libera ed è pronta per essere lavorata e seminata.

Qua sull’alta collina appenninica questo è il momento giusto per impiantare l’aglio e per seminare fave e piselli. Ieri, nel campo\orto estensivo al Bellavista (del quale parlo qui) abbiamo iniziato con le lavorazioni e con le semine. Prima di tutto abbiamo liberato il campo dalle ultime colture ancora in campo (zucche, gli ultimi pomodori da salsa, una fila di girasoli per i polli), poi abbiamo fresato con un motocoltivatore ed eliminato manualmente erbe invasive e residui colturali. La prima cosa che abbiamo seminato immediatamente dopo la fresatura è una varietà di fava super precoce. Nei prossimi giorni, meteo permettendo, impianteremo aglio di diverse varietà e semineremo piselli e taccole. L’obiettivo è avere una produzione per maggio, il mese più povero di raccolti.

Il campo è stato liberato dai residui delle colture precedenti e la terra viene fresata per seminare leguminose e impiantare l’aglio.

Aglio da seme vero – un esperimento di landrace gardening

Allium sativum fiori

Nonostante si ritenga comunemente che l’aglio (Allium sativum) si possa riprodurre esclusivamente seminando gli spicchi, questo è vero solo per alcune varietà, mentre per altre esistono almeno tre diversi metodi di moltiplicazione.

Bulbi: Si seminano gli spicchi di aglio. Questo è il metodo canonico, adottato dalla stragrande maggioranza dei coltivatori. In un ciclo di 8-10 mesi di coltura ogni singolo spicchio diventa un bulbo, i cui spicchi verranno riseminati nel nuovo ciclo. Questo tipo di moltiplicazione è asessuata, in quanto propagazione di un clone con un corredo genetico identico a quello della pianta madre. La propagazione di un clone comporta non solo l’uniformità, ma l’assoluta identità genetica all’interno della popolazione vegetale. I vantaggi sono ovvi: facilità di coltivazione e uniformità di produzione, di tempistiche di raccolta e di qualità del prodotto. Gli svantaggi sono altrettanto ovvi: in una popolazione geneticamente omogenea ogni individuo ha lo stesso grado di resistenza ad avversità climatiche e ai patogeni; se una popolazione non ha nessun tipo di difesa contro un determinato patogeno, tutta la popolazione muore. La cultivar di banana Gros Michel è un buon esempio: la banana da export più diffusa in occidente fino agli anni 1950, la cui popolazione sudamericana (di cloni) è stata spazzata via interamente dal Fusarium oxysporum (Panama disease). Per questo motivo in Europa si importa solo la varietà Cavendish (non molto buona ma resistente): perché da 60 anni non esistono più Gros Michel.

Bulbilli: Alcune varietà di aglio, soprattutto rosso, producono scapi fiorali* con un’infiorescenza globulare in cui sono presenti sia i fiori veri e propri, sia dei bulbilli. Questi ultimi si possono seminare per ottenere una popolazione di cloni, esattamente come se si seminassero degli spicchi (vedi sopra).

Semi: I fiori veri sono auto-sterili ma in gran numero, per cui la fecondazione non è improbabile. L’aglio, per sua natura, sembra favorire la riproduzione asessuata (clonale), per cui tenderà a favorire la crescita dei bulbilli nello scapo. Se si vogliono favorire i semi veri, i bulbilli vanno eliminati prima possibile. La moltiplicazione da seme è la riproduzione sessuata dell’aglio ed in quanto tale produce una popolazione di individui geneticamente diversi, con pro e contro diametralmente opposti a quelli riscontrati nelle popolazioni di cloni. La riproduzione dell’aglio da seme vero è diffusa esclusivamente nei laboratori di ricerca a scopo di miglioramento genetico per la produzione di nuove varietà per il mercato (dove per varietà si intendono brevetti e diritti di proprietà su risorse genetiche).

*Tutta la forza della pianta viene investita nella produzione dello scapo fiorale a scapito del bulbo. Per produrre aglio da consumo gli scapi fiorali vanno eliminati immediatamente appena individuati.

Un solo aglio rosso (dei 60-70 spicchi seminati in novembre) ha sviluppato lo scapo fiorale ed è finalmente fiorito (nella foto). Appena sarà possibile distinguere fra fiori e bulbilli eliminerò questi ultimi per favorire la produzione di semi veri. I semi sono pronti per la raccolta a circa due mesi dall’impollinazione e si seminano in primavera. La percentuale di germinazione dei semi è bassissima e per arrivare dal seme al bulbo completamente formato possono passare 18 mesi. Ovviamente il processo colturale è estremamente più lento rispetto alla propagazione dei cloni, ma l’obiettivo non è la produzione dell’aglio, bensì la selezione di una popolazione geneticamente varia (dunque resiliente) e adatta alle specifiche condizioni colturali, ambientali e climatiche del mio orto: in poche parole l’obiettivo è la creazione di una varietà locale o landrace o adaptivar (da adaptive + cultivar) di allium sativum.

Per approfondimenti (eng):

Deppe, Carol, 2000, Breed Your Own Vegetable Varieties: The Gardener’s and Farmer’s Guide to Plant Breeding and Seed Saving, Chelsea Green Publishing, White River Junction, Vermont.

Robinson, Raoul, 1996, Return to Resistance: Breeding Crops to Reduce Pesiticide Dependency. Sharebooks, 3rd ed.

Garlic Analecta – Growing garlic from true seed, di Ted Jordan Meredith

Adaptivar landrace di Joseph Lofthouse