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Orto: l’ondata di semine autunnali

La prima volta che ho coltivato un orto come molti neofiti pensavo che la cosa andasse per sommi capi così: in primavera pianti tutto, in estate raccogli, in autunno e inverno aspetti la primavera davanti al camino. Non è vero che funziona così. Molte cose si possono riseminare a ciclo continuo per mesi e in ogni stagione si può coltivare qualcosa. Per esempio, al Bellavista in primavera abbiamo fatto partire diverse ondate di colture estive, in estate abbiamo impiantato tre ondate di colture autunnali\invernali e adesso abbiamo iniziato le semine autunnali. Al momento nei nostri orti sono presenti i residui delle colture estive (gli ultimissimi pomodori, fagiolini, zucchine etc etc), le colture autunnali (8 varietà di brassicacee, finocchi e porri a diversi stadi di sviluppo) e le colture a ciclo continuo (insalate e indivie). Ora siamo pronti per l’ondata di piantate autunnale, che non è meno importante di quelle primaverili o estive, anzi.

L’orto estensivo ieri mattina. In campo ci sono ancora le piante dei pomodori da salsa (la fascia verde a sinistra dello spaventaistrici), delle zucche (tonde e tromboncini) e una fila di girasoli. L’area a destra (dove avevamo coltivato patate) è quasi libera ed è pronta per essere lavorata e seminata.

Qua sull’alta collina appenninica questo è il momento giusto per impiantare l’aglio e per seminare fave e piselli. Ieri, nel campo\orto estensivo al Bellavista (del quale parlo qui) abbiamo iniziato con le lavorazioni e con le semine. Prima di tutto abbiamo liberato il campo dalle ultime colture ancora in campo (zucche, gli ultimi pomodori da salsa, una fila di girasoli per i polli), poi abbiamo fresato con un motocoltivatore ed eliminato manualmente erbe invasive e residui colturali. La prima cosa che abbiamo seminato immediatamente dopo la fresatura è una varietà di fava super precoce. Nei prossimi giorni, meteo permettendo, impianteremo aglio di diverse varietà e semineremo piselli e taccole. L’obiettivo è avere una produzione per maggio, il mese più povero di raccolti.

Il campo è stato liberato dai residui delle colture precedenti e la terra viene fresata per seminare leguminose e impiantare l’aglio.

Un ciclo di pollastri

I polli a fine Giugno vicino al pollaio che abbiamo costruito per loro con bancali di recupero.

Quest’anno al Bellavista abbiamo allevato un piccolo stormo di polli da carne. In primavera abbiamo comprato dieci polletti di circa quaranta giorni: cinque Kabir bianchi e cinque Label Rouge. Ci hanno raccomandato di non metterli insieme perché si sarebbero uccisi, ma siccome i polletti erano tutti della stessa grandezza ed età e avevano pascolo in abbondanza li abbiamo messi tutti insieme lo stesso. I polletti non sono scemi: se hanno cibo, acqua e spazio a sufficienza non hanno motivo di combattere fino alla morte. Infatti, a parte qualche scaramuccia rituale per definire la loro graduatoria interna, non si sono mai azzuffati granché. Tanto meno i bianchi si sono alleati contro i rossi o viceversa: ognuno era per sé e contro tutti, ma pigramente. Nei loro tre mesi e passa di permanenza hanno condiviso un pollaio da un metro cubo la notte, mentre di giorno sono stati per lo più al pascolo insieme alle galline e alle anatre. Ci è andata bene con i predatori (al Bellavista passa di tutto, dai lupi agli astori e dai topi alle volpi) e non abbiamo avuto nessuna perdita. I pollastri hanno razzolato e mangiato erba e insetti a volontà. Abbiamo comprato granaglie da un contadino vicino e deciso noi la miscela, quindi siamo riusciti ad evitare l’onnipresente soia: li abbiamo nutriti con un misto di mais, grano, orzo, sorgo e favino. Per ora che abbiamo macellato i galletti, fra metà Luglio e inizio Agosto, erano tutti maturi e ben sopra i tre kg vivi.

Economicamente parlando allevare polli in questo modo non è un affare: comprando sia i polletti che le granaglie siamo ancora dal lato del consumo piuttosto che da quello della produzione. In ogni caso abbiamo prodotto ottimi polli dal pascolo alla tavola, e questo è un altro passo verso l’autoproduzione e il consumo consapevole.

Ortomontano – Il ritorno

Dal 2013 al 2017 ho documentato i miei esperimenti agricoli su questo blog. Poi non ho più scritto nulla per anni, ma non ho mai smesso di coltivare orti, piantare alberi, produrre cibo. Ho imparato cose nuove ogni stagione e continuato a sperimentare e a studiare. Alcune idee e tecniche agricole che nei miei primi anni da coltivatore mi sembravano geniali ora mi sembrano ingenue, altre non hanno superato la prova dei fatti. Negli ultimi anni ho coltivato in posti diversi, fuori da ortomontano (ma sempre nelle Marche del sud), con microclimi diversi e con tecniche diverse. Ho letto nuovi libri e seguito corsi. Ho coltivato patate e pomodori e aglio, ho allevato polli, ho fatto l’aceto di frutta, fatto salumi, fatto fatica. Sono cose che fino a non molto tempo fa le nostre nonne facevano con una mano dietro la schiena e che io non sapevo fare. È una bella soddisfazione.

Torno a scrivere delle mie autoproduzioni agricole qui su ortomontano. Il blog cambierà, ma i vecchi post rimarranno così come sono, anche quelli che non condivido più. Lo scopo di questo blog, infatti, è quello di documentare le mie produzioni e i miei pensieri nel corso del tempo. Oggi curo ancora il mio giardino e coltivo un orto intensivo da 30 metri quadrati in Amandola sui Monti Sibillini, come quando iniziai a scrivere questo blog ma ho anche intrapreso una collaborazione con Peter dell’Agriturismo Bellavista di Monte san Martino. Insieme coltiviamo un orto estensivo, alleviamo polli e molto altro.

Guardando a sud dal campo di patate, Maggio 2020, Bellavista