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Pomodori, Patate, Aglio rosso e cipolle

In meno di un mese il campo alto al Bellavista ha cambiato totalmente aspetto. Fave e piselli sono ormai finiti da un po’ e il campo è piuttosto secco. Una ventina di giorni fa abbiamo trinciato quello che rimaneva delle fave, rilavorato il terreno e abbiamo piantato 65 pomodori bassi da sugo. Visto il clima arido e l’impossibilità di irrigare il campo abbiamo piantato i pomodori in un solco fondo e negli scorsi giorni abbiamo rincalzato tutte le piantine. La prima settimana di giugno tutti gli agli, sia il rosso di Sulmona che il rosso nostrano, avevano formato i talli (scapi fiorali) che abbiamo levato per tempo. Ora la parte aerea è quasi del tutto secca e i bulbi sono ben spicchiati: fra un mese o poco più raccoglieremo. Le cipolle crescono abbastanza bene e non soffrono troppo la siccità. Anche quest’anno abbiamo piantato patate, anche se meno di anno scorso, giusto una decina di chili di patata rossa (Monnalisa). Le piante stanno crescendo piuttosto bene, stanno fiorendo e per il momento non c’è traccia di dorifora. Ovviamente le piante di quest’anno non possono reggere il confronto con quelle di anno scorso, che hanno beneficiato di un meteo completamente differente, tanto buono per le patate quanto raro da queste parti.

Da destra: pomodori da sugo, aglio, residui colturali dei piselli, cipolle.
Patate rosse varietà Monnalisa

Ultimi giorni d’estate nell’orto

In Amandola l’autunno arriva presto. Le temperature si sono già abbassate e per la prossima settimana è prevista pioggia. Il massimo che possiamo sperare è che le piante di pomodoro riescano a far maturare i frutti già formati ma ancora acerbi: per questo stamattina ho capitozzato tutti i pomodori, per forzarli a maturare i frutti che hanno già senza disperdere energie inutili in nuova crescita verde. Nelle foto sotto: gli ultimi pomodori della stagione.

Le trombette, come temevo, non hanno prodotto quasi nulla per tutto agosto: erano concentrate a far maturare le zucche che ho lasciato su. Ma ora le zucche sono completamente mature e inaspettatamente la produzione di zucchine è ripartita alla grande. L’altra cucurbitacea che ho piantato quest’anno a ortomontano è una delle mie bestie nere: la Luffa cylindrica. Ho piantato luffe negli ultimi due o tre anni, senza successo. È una pianta esigente: vuole caldo, acqua tanta e regolare, tanto concime, sole si ma meglio di sera ecc ecc ecc. La cosa più frustrante, per chi come me coltiva luffa lontano dall’equatore, è che è una pianta brevidiurna che non tollera il freddo. Capirete l’assurdità della richiesta, qua sui Sibillini. Comunque sia è il primo anno che vedo frutti, uno anche di discrete dimensioni. Fra qualche settimana raccoglierò la mia prima spugna vegetale autoprodotta. Nelle foto sotto: il raccolto di tromboncini di stamattina e la luffa.

La stagione del pomodoro: prima ondata

San Marzano, Ovalini e Tondi lisci raccolti in Amandola

Finalmente arrivano i primi raccolti sostanziosi di pomodori. Oltre alla trentina di piante che curo ad ortomontano, in Amandola, (di cui parlo qui) quest’anno abbiamo piantato anche un sessanta o settanta pomodori anche al Bellavista. Obiettivo principale del piantamento è la produzione di pomodori da salsa per due famiglie. Nel mio orto ho un approccio intensivo alla coltivazione del pomodoro: piante di pomodori indeterminati (quilli àrdi), potate sistematicamente, fitte (circa 3 al metro quadro), irrigate al minimo bisogno (con acqua piovana raccolta dal tetto), piantate su telo pacciamante. Al Bellavista, per i pomodori da sugo, abbiamo optato per una strategia agricola diametralmente opposta: dopo le dovute lavorazioni del terreno abbiamo impiantato pomodori “San marzano” determinati (quilli bassi), irrigati solo al momento dell’impianto (l’irrigazione non è possibile in quell’area), senza pacciame e in pieno campo. Per vari motivi, fra cui un tentativo di semina diretta andato male, siamo riusciti a mettere tutte le piante in campo solo a Maggio inoltrato. Ma il sole, le piogge al momento giusto, il microclima del campo e la gran voglia di vivere delle piante di pomodoro hanno fatto il resto. Ieri abbiamo fatto la prima raccolta di una trentina di kg di pomodori sanissimi e maturati sulla pianta, ma siamo solo all’inizio.

Pomodori San marzano coltivati in campo aperto: metà del raccolto di ieri al Bellavista

Un ciclo di pollastri

I polli a fine Giugno vicino al pollaio che abbiamo costruito per loro con bancali di recupero.

Quest’anno al Bellavista abbiamo allevato un piccolo stormo di polli da carne. In primavera abbiamo comprato dieci polletti di circa quaranta giorni: cinque Kabir bianchi e cinque Label Rouge. Ci hanno raccomandato di non metterli insieme perché si sarebbero uccisi, ma siccome i polletti erano tutti della stessa grandezza ed età e avevano pascolo in abbondanza li abbiamo messi tutti insieme lo stesso. I polletti non sono scemi: se hanno cibo, acqua e spazio a sufficienza non hanno motivo di combattere fino alla morte. Infatti, a parte qualche scaramuccia rituale per definire la loro graduatoria interna, non si sono mai azzuffati granché. Tanto meno i bianchi si sono alleati contro i rossi o viceversa: ognuno era per sé e contro tutti, ma pigramente. Nei loro tre mesi e passa di permanenza hanno condiviso un pollaio da un metro cubo la notte, mentre di giorno sono stati per lo più al pascolo insieme alle galline e alle anatre. Ci è andata bene con i predatori (al Bellavista passa di tutto, dai lupi agli astori e dai topi alle volpi) e non abbiamo avuto nessuna perdita. I pollastri hanno razzolato e mangiato erba e insetti a volontà. Abbiamo comprato granaglie da un contadino vicino e deciso noi la miscela, quindi siamo riusciti ad evitare l’onnipresente soia: li abbiamo nutriti con un misto di mais, grano, orzo, sorgo e favino. Per ora che abbiamo macellato i galletti, fra metà Luglio e inizio Agosto, erano tutti maturi e ben sopra i tre kg vivi.

Economicamente parlando allevare polli in questo modo non è un affare: comprando sia i polletti che le granaglie siamo ancora dal lato del consumo piuttosto che da quello della produzione. In ogni caso abbiamo prodotto ottimi polli dal pascolo alla tavola, e questo è un altro passo verso l’autoproduzione e il consumo consapevole.

Ortomontano – Il ritorno

Dal 2013 al 2017 ho documentato i miei esperimenti agricoli su questo blog. Poi non ho più scritto nulla per anni, ma non ho mai smesso di coltivare orti, piantare alberi, produrre cibo. Ho imparato cose nuove ogni stagione e continuato a sperimentare e a studiare. Alcune idee e tecniche agricole che nei miei primi anni da coltivatore mi sembravano geniali ora mi sembrano ingenue, altre non hanno superato la prova dei fatti. Negli ultimi anni ho coltivato in posti diversi, fuori da ortomontano (ma sempre nelle Marche del sud), con microclimi diversi e con tecniche diverse. Ho letto nuovi libri e seguito corsi. Ho coltivato patate e pomodori e aglio, ho allevato polli, ho fatto l’aceto di frutta, fatto salumi, fatto fatica. Sono cose che fino a non molto tempo fa le nostre nonne facevano con una mano dietro la schiena e che io non sapevo fare. È una bella soddisfazione.

Torno a scrivere delle mie autoproduzioni agricole qui su ortomontano. Il blog cambierà, ma i vecchi post rimarranno così come sono, anche quelli che non condivido più. Lo scopo di questo blog, infatti, è quello di documentare le mie produzioni e i miei pensieri nel corso del tempo. Oggi curo ancora il mio giardino e coltivo un orto intensivo da 30 metri quadrati in Amandola sui Monti Sibillini, come quando iniziai a scrivere questo blog ma ho anche intrapreso una collaborazione con Peter dell’Agriturismo Bellavista di Monte san Martino. Insieme coltiviamo un orto estensivo, alleviamo polli e molto altro.

Guardando a sud dal campo di patate, Maggio 2020, Bellavista

Svernare peperoncini: Acrata (Capsicum annuum) II

È la terza primavera di vita del peperoncino Acrata che abbiamo selezionato per produttività e resistenza al freddo. Dopo aver passato egregiamente l’invernata mite del 2016 è riuscito a superare anche l’inverno del 2017 con temperature ben sotto lo zero. Dopo 5 mesi in ambiente chiuso ma non riscaldato e con poca luce, l’Acrata ha ripreso la crescita vegetativa. Lo abbiamo potato e spostato nella sua posizione estiva in terrazza.

Avere una pianta di peperoncini pluriennale ha diversi vantaggi. Il meno evidente (ma forse il più importante) è il fatto che così si garantisce la purezza varietale dei discendenti nati dai primi semi: l’Acrata sarà l’unico Capsicum Annuum in fiore per mesi e il rischio di ibridazione con altre varietà è inesistente.

Acrata anno 3 2017

Malus Domestica: impianto 2016

Oggi ho piantumato due meli (Malus domestica), cultivar Mela Rosa dei Monti Sibillini e Golden B. Quella delle Mele Rosa è una popolazione endemica delle Marche conosciuta e apprezzata da più di 2000 anni. La Golden B, invece, è una mutazione spontanea di una Golden Delicious di provenienza olandese. Ho scelto la mela rosa perché ortomontano è sui Monti Sibillini e la Golden B perché è un buon impollinatore per la mela rosa (stesso periodo di fioritura). Nella foto: il melo rosa impiantato oggi con pacciame permanente.

mela-rosa-impianto-autunnale

Oggi volevo piantare fave per fissare azoto nel cumulo degli asparagi. Non avevo fave da seme salvate da me e non sono riuscito a trovarne di salvate da altri. Ho comprato dei semi commerciali, quelli che piantano tutti da queste parti. Quando stamattina ho aperto la confezione e ho visto i semi rosa, trattati con thiram (tetramethylthiuram disulfide), ho avuto un moto di repulsione. Non ho voluto avvelenare l’orto. Ho piantato piselli biologici non conciati.

fava-conciata

Semi di Vicia faba conciati con pesticida

Ceci verdi freschi: serendipità

ceci-verdi-baccelliceci-verdi-sgusciati

Quest’anno ho seminato ceci (Cicer arietinum) in tempi diversi da Marzo fino alla II° decade di Maggio. I ceci seminati a fine Marzo e ad Aprile erano pronti per la raccolta già in Agosto, quelli seminati a Maggio invece non avrebbero avuto più tempo di seccare sulla pianta e sono stati raccolti freschi oggi. La semina tardiva è stata un insuccesso (volevo ottenere ceci secchi da granella), ma anche una scoperta culinaria: i ceci verdi freschi sono buoni sia crudi come le fave, sia cotti in padella come i piselli freschi. Una semina azzardata mi ha fatto scoprire un prodotto introvabile sul mercato in un periodo improbabile per i legumi freschi come fave o piselli.

Svernare Peperoncini: Acrata (Capsicum Annuum)

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Anche quest’anno ho seminato peperoncini di 2 varietà usando semi salvati dal raccolto di anno scorso: la terza generazione di Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens) e di Acrata (Capsicum annuum) autoprodotti da seme. I risultati sono stati abbastanza deludenti rispetto alla produzione di anno scorso: le piante, per quanto sane, verdi e robuste hanno prodotto pochi peperoncini e molto in ritardo. Forse raccoglieremo degli Acrata, mentre difficilmente i Naga (che vogliono temperature alte e stabili) giungeranno a maturazione completa.

Fortunatamente sono riuscito a far svernare in casa una pianta selezionata fra gli Acrata di anno scorso: un peperoncino alto 1 metro e mezzo, con fusto legnoso ed estremamente produttivo. Una pianta di più di un anno è sia più precoce che più produttiva di una pianta di pochi mesi: un alberello di Acrata passato indenne attraverso l’inverno 2016 ci ha dato da Luglio ad oggi circa 150 peperoncini e continua a produrne. L’Acrata (ovvero “l’Anarchico”) deve il suo nome ai colori nero e poi rosso dei peperoncini che maturano. Nella foto sopra: l’Acrata seminato nella primavera del 2015 come è oggi. Nella foto sotto: ottanta peperoncini maturi raccolti stamattina.

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