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Coltivare pomodori senza verderame

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Dall’ultima decade di Agosto una trentina di piante di 6 varietà diverse produce più di 10 Kg di pomodori a settimana. Nonostante il fallimento della coltura 2014 ho persistito nel voler produrre pomodori senza usare verderame (fungicida rameico consentito in agricoltura “biologica”). Quest’anno ci sono riuscito grazie ad una serie di fattori:

Tecnica colturale – Telo pacciamante, distanze di impianto larghe e sub-irrigazione con acqua piovana hanno creato un microclima secco fra le file di piante (ma umido a livello delle radici).

Semina diretta – Gran parte dei pomodori sono stati seminati direttamente in terra e non hanno mai subito trapianti. Le piante hanno potuto sviluppare radici profonde (fittonanti) che hanno permesso la crescita di piante più vigorose e con una migliore resistenza a malattie, parassiti e siccità.

Clima – Durante le prime settimane di vita dei pomodori (Aprile-Maggio) le temperature non sono mai scese sotto i 10° e ci sono state poche piogge. Il clima inadatto alla Peronospora e ad altre malattie crittogamiche hanno reso inutile una copertura fungicida.

P.s. Quasi ogni pianta presenta segni localizzati di diverse “patologie” e “parassiti”, ma la salute generale della popolazione è ottima.

Nelle foto: un raccolto della scorsa settimana e quello di oggi.

Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens)

Naga Landrace

Quest’anno ho seminato un paio di varietà di peperoncini partendo dai semi che ho prodotto e selezionato anno scorso: Acrata (o Goat’s weed, Capsicum anuum) e Naga (Capsicum chinense x Capsicum frutescens). L’estate caldissima, i vasi concimati con stallatico e cenere e acqua a volontà hanno prodotto piante di notevoli dimensioni cariche di frutti. Nella foto: il primo raccolto di Naga della stagione, oggi, è stato piuttosto abbondante (450 grammi solo da 3 piante) e restano da raccogliere almeno due terzi dei frutti. Una delle migliori produzioni di ortomontano quest’anno.

2 anni di Hugelkultur (orto a cumulo)

Da febbraio ai primi di agosto l’orto a cumulo ha prodotto poco meno di 7 Kg di verdure: in gran parte insalate, ma anche qualche zucchina, fagiolini e una trentina di teste di aglio. Al momento (ultima foto della serie), la popolazione vegetale del sistema è formata da peperoncini, fagiolini, qualche cucurbitacea (zucchina e cetrioli), qualche brassicacea (una verza perennalizzata, cavolo riccio inglese e cavolo nero trapiantati da poco), girasoli volontari, più aglio, biete e insalate che ho lasciato andare a seme nel tentativo di farle autoseminare nel sistema.

Il totale prodotto in 2 anni di coltura continua in questi 5 metri quadri ammonta a circa 52 kg di verdure oltre ad aglio, sedano a volontà, qualche peperoncino, etc etc. A giorni invaderò il sistema con l’ultima semina di fagiolini Purple queen e di zucchine. Nella foto: il quarto semestre del sistema, da febbraio ad agosto.

orto cumulo hugelkutur

Cesto in legno di nocciolo

Un paio di volte l’anno bisogna spollonare i noccioli (Corylus avellana) per far concentrare risorse ed energie degli alberi nella produzione delle nocciole. Nei corileti (noccioleti) industriali l’operazione avviene tramite la somministrazione di miscele di agrofarmaci ad azione diserbante e spollonante dalle 2 alle 4 volte l’anno. Io li rimuovo manualmente con le cesoie e li considero una risorsa: le parti verdi e le foglie diventano pacciame per l’orto, mentre il legno può essere usato per costruire cesti e contenitori. I polloni sono molto meno flessibili dei vimini di salice e più difficili da lavorare, ma i cesti fatti con il nocciolo sono molto resistenti. La settimana scorsa ho spollonato tutte le piante del giardino e in qualche ora di lavoro ho intrecciato un cesto in legno di nocciolo.

Cesto in legno di nocciolo