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Il diploma di progettazione di permacultura

Finalmente ho conseguito il certificato in permacultura presso il Permaculture International College. Il corso che ho seguito è il classico PDC (Permaculture Design Course) da 72 ore. Di solito questo è uno dei primi passi che si compiono quando si intraprende un percorso di apprendimento nel campo delle agricolture naturali, organiche o alternative. Nel mio caso il certificato ufficiale è arrivato molti anni dopo il mio primo incontro con la permacultura e molti anni dopo i miei primi esperimenti agricoli, ma è comunque una bella soddisfazione. Va da sé che il Permaculture Design Certificate non è né un punto di arrivo né un punto di partenza, ma solo una tappa: continuerò a produrre, allevare e coltivare, ma anche a sporcare di terra libri e tastiera.

Ortomontano: un progetto di permacultura mediterranea

Ortomontano è un giardino di 600 metri quadrati. Solo un diciassettesimo di ettaro, ma è un giardino foresta (o una food forest) ante litteram. Non è stato progettato coscientemente seguendo i principi della permacultura (facevo le elementari quando con la mia famiglia abbiamo piantato i primi alberi, quasi trenta anni fa), ma non di meno è un sistema agro-forestale organico e produttivo. Come racconto qui, nelle ultime settimane ho seguito il corso online del Permaculture International College. Anche se da anni mi interesso di permacultura non avevo ancora formalizzato le mie conoscenze: il PDC online del Permaculture International College mi ha dato l’occasione per (ri)analizzare e (ri)progettare la gestione del giardino foresta in chiave permaculturale. Ho disegnato mappe, censito piante, fatto misurazioni, sistematizzato dati disordinati, progettato razionalmente un piano di gestione del giardino. Molti progetti di permacultura riguardano la progettazione di sistemi agro-forestali partendo quasi da zero, dal campo vuoto, dalla pagina bianca. Ma Ortomontano non è una lavagna pulita sulla quale disegnare liberamente: è un sistema maturo con più di 100 specie vegetali che già lo abitano. Per questo motivo il progetto che ho sviluppato per il conseguimento del Permaculture Design Certificate riguarda la gestione di un sistema maturo più che la sua progettazione ex novo.

Una delle mappe che ho disegnato per il progetto finale che ho presentato al Permaculture International College. La mappa fa parte della sezione “Site analysis and assessment” e mostra la disposizione dei principali alberi del giardino.

Il corso di permacultura online del Permaculture International College

Sono ufficialmente iscritto al corso online di Permacultura del Permaculture International College!!! Le lezioni che ho iniziato a seguire compongono il classico percorso didattico da 72 ore di lezione che serve per ottenere il noto Permaculture Design Certificate (PDC), ovvero il certificato per essere internazionalmente riconosciuto come permacultore. Sono anni che mi interesso di permacultura e agricoltura rigenerativa, che seguo corsi di gestione delle acque, orticoltura biointensiva, norcineria, etc etc etc. Soprattutto sono anni che applico i principi della permacultura sulle terre che coltivo e ho coltivato. Ora ho l’occasione di ampliare, sistematizzare e ufficializzare le mie competenze. Il corso online del Permaculture International College, sul sito permacultureeducation.org mi permette di seguire le lezioni da casa e di applicare immediatamente sul campo quello che imparerò. Per questa opportunità devo ringraziare il Dr. Alan Enzo e tutti i collaboratori del Permaculture International College.

La forma naturale degli alberi

Fukuoka riteneva che fosse fondamentale conoscere il comportamento di crescita naturale delle piante da frutto. Quando un albero viene potato e poi abbandonato non ha più una forma naturale: il suo pattern di crescita sarà caotico e controproducente per l’albero stesso. Un albero potato una volta dovrà essere potato per sempre perché ha “scordato” quale è la sua forma naturale. Un albero mai potato segue il suo pattern di crescita naturale.

Nella foto: un albero di Susine Dalmassine (Prunus Domestistica ssp. Insititia) nato da seme e mai potato. La sua forma naturale gli ha permesso di superare perfettamemte indenne la nevicata da 1 metro e mezzo di neve di Gennaio.

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Semina con palline Fukuoka

Alcuni metri quadri di ortomontano ospitano una popolazione erbacea di graminacee estremamente aggressiva. Ieri ho deciso di attuare una strategia di sostituzione anziché una di eradicazione. Per sostituire le monocotiledoni infestanti con una popolazione vegetale più varia e utile al giardino ho fatto una semina con palline Fukuoka. Ho impastato dell’argilla scura umida con due manciate di humus (preso da posti diversi in giardino per aumentare la varietà di microvita). All’impasto ho aggiunto un misto di semi di 24 varietà erbacee diverse: Veccia, lupinella, trifoglio incarnato, trifoglio alessandrino, meliloto officinalis, medicago lupulina, erba medica, trifoglio resupinatum, rafano, facelia, trifoglio hibridum, grano saraceno, serradella, coriandolo, calendula, cumino, carota selvatica, finocchio annuale, pastinaca, cicoria selvatica, fiordaliso, malva, aneto, borragine. Parte delle piante del mix sono azoto-fissatrici, altre mellifere. Tutte contribuiscono ad arricchire la biodiversità. Ho fatto una settantina di palline Fukuoka che ho distribuito su circa 10 mq di prato non lavorato e pesantemente infestato dalle graminacee. L’obiettivo non è la scomparsa totale delle graminacee, ma il raggiungimento di un’equilibrio della popolazione vegetale in cui siano presenti solo in percentuali molto basse.

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Popolazione vegetale con netta prevalenza di graminacee perenni e invasive.

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Palline Fukuoka di argilla scura, humus e semi di 24 specie erbacee.

Orti a cumulo: pacciamatura autunnale

Oggi ho pacciamato abbondantemente due orti a cumulo usando le foglie ammucchiate dal vento negli angoli del giardino. La maggior parte sono foglie di nocciolo, ma anche di acero e di fico. Ho accumulato uno strato di foglie di 5-10 cm sia sul cumulo – asparagiaia (Foto 1), sia su quello seminato ad aglio una decina di giorni fa (Foto 2). La pacciamatura autunnale di foglie ha diverse funzioni: controllo delle infestanti, rallentamento dell’evaporazione, aggiunta di nutrienti e microvita, produzione di suolo, mitigazione degli sbalzi termici.

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Malus Domestica: impianto 2016

Oggi ho piantumato due meli (Malus domestica), cultivar Mela Rosa dei Monti Sibillini e Golden B. Quella delle Mele Rosa è una popolazione endemica delle Marche conosciuta e apprezzata da più di 2000 anni. La Golden B, invece, è una mutazione spontanea di una Golden Delicious di provenienza olandese. Ho scelto la mela rosa perché ortomontano è sui Monti Sibillini e la Golden B perché è un buon impollinatore per la mela rosa (stesso periodo di fioritura). Nella foto: il melo rosa impiantato oggi con pacciame permanente.

mela-rosa-impianto-autunnale

Oggi volevo piantare fave per fissare azoto nel cumulo degli asparagi. Non avevo fave da seme salvate da me e non sono riuscito a trovarne di salvate da altri. Ho comprato dei semi commerciali, quelli che piantano tutti da queste parti. Quando stamattina ho aperto la confezione e ho visto i semi rosa, trattati con thiram (tetramethylthiuram disulfide), ho avuto un moto di repulsione. Non ho voluto avvelenare l’orto. Ho piantato piselli biologici non conciati.

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Semi di Vicia faba conciati con pesticida

Orto a cumulo n°3: impianto

I giorni scorsi, in circa 6 ore di lavoro manuale, ho impiantato un nuovo orto a cumulo di 2,2 x 1 m. Ho riempito lo scasso profondo circa 30 cm con biomassa proveniente dal giardino: il vecchio melo e le potature di prugno forniscono buona parte del materiale più legnoso (carbonio) al sistema, mentre le potature di fico, acero e prunus insieme a ramaglie di cespugli e rampicanti vari forniscono la componente più “verde” (azoto). Questa volta ho aggiunto anche circa 5 kg di stallatico pellettato biologico per un po’ di NPK extra e mezzo secchio di compost semi-maturo (per fornire varietà nella popolazione batterica del sistema). Una volta ricoperto di terra ho seminato tutto il cumulo di fagiolini (leguminose, dunque azotofissatori) e ho pacciamato abbondantemente con sfalcio di prato. La pianta in primo piano è un verbasco (Verbascum thapsus) spontaneo.

OrtoCumuloTutorial

1 anno di Hugelkutur (orto a cumulo)

Il primo orto a cumulo che ho installato ha ormai 1 anno. Ha prodotto circa 25 kg di ortaggi nonostante al momento non sia ancora in piena produzione a causa delle condizioni climatiche. In un anno il sistema ha ospitato, a rotazione o contemporaneamente, piante di 25 specie diverse appartenenti a 8 famiglie tassonomiche differenti: Brassicaceae, Apiacee, Fabaceae, Solanaceae, Cucurbitaceae, Asteraceae, Amaryllidaceae e Amaranthaceae.

Nella foto: un’immagine al mese da febbraio a luglio. Foto dei primi 6 mesi (da agosto a gennaio): 6 mesi di Hugelkultur.

1 year old Hugelkultur