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Un ciclo di pollastri

I polli a fine Giugno vicino al pollaio che abbiamo costruito per loro con bancali di recupero.

Quest’anno al Bellavista abbiamo allevato un piccolo stormo di polli da carne. In primavera abbiamo comprato dieci polletti di circa quaranta giorni: cinque Kabir bianchi e cinque Label Rouge. Ci hanno raccomandato di non metterli insieme perché si sarebbero uccisi, ma siccome i polletti erano tutti della stessa grandezza ed età e avevano pascolo in abbondanza li abbiamo messi tutti insieme lo stesso. I polletti non sono scemi: se hanno cibo, acqua e spazio a sufficienza non hanno motivo di combattere fino alla morte. Infatti, a parte qualche scaramuccia rituale per definire la loro graduatoria interna, non si sono mai azzuffati granché. Tanto meno i bianchi si sono alleati contro i rossi o viceversa: ognuno era per sé e contro tutti, ma pigramente. Nei loro tre mesi e passa di permanenza hanno condiviso un pollaio da un metro cubo la notte, mentre di giorno sono stati per lo più al pascolo insieme alle galline e alle anatre. Ci è andata bene con i predatori (al Bellavista passa di tutto, dai lupi agli astori e dai topi alle volpi) e non abbiamo avuto nessuna perdita. I pollastri hanno razzolato e mangiato erba e insetti a volontà. Abbiamo comprato granaglie da un contadino vicino e deciso noi la miscela, quindi siamo riusciti ad evitare l’onnipresente soia: li abbiamo nutriti con un misto di mais, grano, orzo, sorgo e favino. Per ora che abbiamo macellato i galletti, fra metà Luglio e inizio Agosto, erano tutti maturi e ben sopra i tre kg vivi.

Economicamente parlando allevare polli in questo modo non è un affare: comprando sia i polletti che le granaglie siamo ancora dal lato del consumo piuttosto che da quello della produzione. In ogni caso abbiamo prodotto ottimi polli dal pascolo alla tavola, e questo è un altro passo verso l’autoproduzione e il consumo consapevole.