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Ultimi giorni d’estate nell’orto

In Amandola l’autunno arriva presto. Le temperature si sono già abbassate e per la prossima settimana è prevista pioggia. Il massimo che possiamo sperare è che le piante di pomodoro riescano a far maturare i frutti già formati ma ancora acerbi: per questo stamattina ho capitozzato tutti i pomodori, per forzarli a maturare i frutti che hanno già senza disperdere energie inutili in nuova crescita verde. Nelle foto sotto: gli ultimi pomodori della stagione.

Le trombette, come temevo, non hanno prodotto quasi nulla per tutto agosto: erano concentrate a far maturare le zucche che ho lasciato su. Ma ora le zucche sono completamente mature e inaspettatamente la produzione di zucchine è ripartita alla grande. L’altra cucurbitacea che ho piantato quest’anno a ortomontano è una delle mie bestie nere: la Luffa cylindrica. Ho piantato luffe negli ultimi due o tre anni, senza successo. È una pianta esigente: vuole caldo, acqua tanta e regolare, tanto concime, sole si ma meglio di sera ecc ecc ecc. La cosa più frustrante, per chi come me coltiva luffa lontano dall’equatore, è che è una pianta brevidiurna che non tollera il freddo. Capirete l’assurdità della richiesta, qua sui Sibillini. Comunque sia è il primo anno che vedo frutti, uno anche di discrete dimensioni. Fra qualche settimana raccoglierò la mia prima spugna vegetale autoprodotta. Nelle foto sotto: il raccolto di tromboncini di stamattina e la luffa.

La stagione del pomodoro: prima ondata

San Marzano, Ovalini e Tondi lisci raccolti in Amandola

Finalmente arrivano i primi raccolti sostanziosi di pomodori. Oltre alla trentina di piante che curo ad ortomontano, in Amandola, (di cui parlo qui) quest’anno abbiamo piantato anche un sessanta o settanta pomodori anche al Bellavista. Obiettivo principale del piantamento è la produzione di pomodori da salsa per due famiglie. Nel mio orto ho un approccio intensivo alla coltivazione del pomodoro: piante di pomodori indeterminati (quilli àrdi), potate sistematicamente, fitte (circa 3 al metro quadro), irrigate al minimo bisogno (con acqua piovana raccolta dal tetto), piantate su telo pacciamante. Al Bellavista, per i pomodori da sugo, abbiamo optato per una strategia agricola diametralmente opposta: dopo le dovute lavorazioni del terreno abbiamo impiantato pomodori “San marzano” determinati (quilli bassi), irrigati solo al momento dell’impianto (l’irrigazione non è possibile in quell’area), senza pacciame e in pieno campo. Per vari motivi, fra cui un tentativo di semina diretta andato male, siamo riusciti a mettere tutte le piante in campo solo a Maggio inoltrato. Ma il sole, le piogge al momento giusto, il microclima del campo e la gran voglia di vivere delle piante di pomodoro hanno fatto il resto. Ieri abbiamo fatto la prima raccolta di una trentina di kg di pomodori sanissimi e maturati sulla pianta, ma siamo solo all’inizio.

Pomodori San marzano coltivati in campo aperto: metà del raccolto di ieri al Bellavista

I pomodori di luglio

I pomodori sono una delle mie colture preferite tanto che, con una trentina di piante, quest’anno occupano un terzo del mio orto. L’obiettivo è quello di produrre pomodori da tavola per casa (quelli da salsa sono un’altra storia) e ottenere un raccolto costante e vario per tutta la stagione. Ho comprato piantine di ibridi commerciali per un raccolto precoce, ma ho anche seminato varietà antiche ad impollinazione aperta sia in semenzaio che in terra piena. L’uniformità di una popolazione porta alla fragilità del sistema mentre la diversità crea resilienza. E poi le annate sono tutte diverse e non è detto che le varietà che anno scorso hanno prodotto abbondantemente quest’anno facciano altrettanto. Coltivare varietà diverse diminuisce i rischi perché ognuna ha resistenze e debolezze proprie. Ma soprattutto un raccolto vario e ben distribuito nel tempo è la cosa più desiderabile per la tavola. Ho iniziato la stagione dei pomodori a fine aprile, un rischio da queste parti. Ho trapiantato diciotto piante, sei per ogni tipo. Ho scelto dei Tondi lisci, dei San Marzano e degli Ovalini vesuviani, tre varietà commerciali normalmente reperibili in vivaio o al mercato.

I Tondi lisci sono piante estremamente vigorose, molto produttive e piuttosto precoci. Stiamo raccogliendo pomodori da 200 gr, sodi e croccanti dalla seconda settimana di luglio. È il classico pomodoro tondo da insalata ed è la prima varietà che abbiamo iniziato a raccogliere. Come primo pomodoro della stagione è apprezzatissimo, anche se non ha un sapore intenso. In verità è piuttosto insipido e non esiteremo a preferirgli i pomodori tardivi di agosto e settembre, quando arriveranno.

I notissimi San Marzano non sono pomodori da insalata, anche se da acerbi sono apprezzabili anche crudi. Sono stati selezionati per la produzione di pelati, ma io li ho piantati per il loro secondo miglior uso: cuocerli in padella o sulla brace. La pelle finissima del frutto, la caratteristica che lo rende speciale per gli usi culinari di cui sopra, lo rende più vulnerabile agli shock idrici, al marciume apicale e ai danni fisici. Il San Marzano è un fighetto e sto scartando molti fruttini danneggiati, ma comunque raccogliamo pomodori maturi di buona pezzatura da questa settimana.

Gli Ovalini vesuviani sono della stessa famiglia del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, del Principe Borghese e del Piccadilly. È una bella pianta dalla crescita molto regolare che produce palchi da dieci o dodici frutti da non più di 50 gr l’uno. Questo pomodoro è saporito ma dolce, rosso scuro, buono sia cotto che crudo. Incomparabilmente più buono di un Tondo liscio. Cominciamo a raccoglierne qualcuno ora, a fine luglio.

I pomodori seminati da me invece devono ancora arrivare, ma il tempo non gli manca: nell’alta collina marchigiana la stagione dei pomodori è solitamente da agosto a settembre. Nella foto: le tre varietà di f1 che coltivo quest’anno.

Coltivare pomodori senza verderame

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Dall’ultima decade di Agosto una trentina di piante di 6 varietà diverse produce più di 10 Kg di pomodori a settimana. Nonostante il fallimento della coltura 2014 ho persistito nel voler produrre pomodori senza usare verderame (fungicida rameico consentito in agricoltura “biologica”). Quest’anno ci sono riuscito grazie ad una serie di fattori:

Tecnica colturale – Telo pacciamante, distanze di impianto larghe e sub-irrigazione con acqua piovana hanno creato un microclima secco fra le file di piante (ma umido a livello delle radici).

Semina diretta – Gran parte dei pomodori sono stati seminati direttamente in terra e non hanno mai subito trapianti. Le piante hanno potuto sviluppare radici profonde (fittonanti) che hanno permesso la crescita di piante più vigorose e con una migliore resistenza a malattie, parassiti e siccità.

Clima – Durante le prime settimane di vita dei pomodori (Aprile-Maggio) le temperature non sono mai scese sotto i 10° e ci sono state poche piogge. Il clima inadatto alla Peronospora e ad altre malattie crittogamiche hanno reso inutile una copertura fungicida.

P.s. Quasi ogni pianta presenta segni localizzati di diverse “patologie” e “parassiti”, ma la salute generale della popolazione è ottima.

Nelle foto: un raccolto della scorsa settimana e quello di oggi.

Policoltura: errori di design

Polycropping failure

Il sistema era progettato per avere come coltura estiva principale dei pomodori determinati (romanelli) consociati con fagiolini (ne parlo qui). Gli errori principali sono stati: distanziare troppo poco i pomodori (senza sostegno e potatura sono piante di oltre un metro di diametro); piantare i fagiolini fittamente direttamente sotto i pomodori. Anche il mio essere restio a qualunque trattamento (nello specifico: verderame) ha giocato la sua parte. Con un sistema di coltivazione così fitto l’acqua delle guazze mattutine resta a lungo sotto le foglie creando l’habitat ideale per la peronospora del pomodoro. Entro 3 o 4 giorni dal primo sintomo tutte le piante del sistema erano state colpite; per salvare gli altri pomodori dell’orto ho eliminato tutte le piante del sistema: 16 pomodori in piena fioritura e fruttificazione persi. Nella foto: fagiolini in fiore (temporaneamente in monocoltura) con ai lati i residui delle piante di pomodoro.