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Osserva e interagisci: l’albero delle zucche

Il primo principio della permacultura, “observe and interact”, ci invita a osservare e studiare i comportamenti delle entità naturali prima di interagire. Questa, a mio avviso, non è solo un’affermazione teorica, ma introduce la strategia agricolturale della biomimetica. Osservare ed imitare fenomeni naturali è quello che hanno fatto generazioni e generazioni di contadini in tutto il mondo fino alla cosiddetta rivoluzione verde. Un’osservazione fatta nel campo al Bellavista è un buon esempio di come fatto naturale può suggerire una pratica colturale: una pianta di tromboncini (Cucurbita moschata) si arrampica su un albero di Mele rosa dei Monti Sibillini senza nessun intervento umano. La zucca che pende dall’albero e lunga più di un metro e venti ed è pressoché dritta, non come i tromboncini che ho coltivato in Amandola, spettacolarmente contorti ma molto meno pratici da trasportare, da stoccare e da sbucciare. Senza contare che se riuscissimo a far crescere le zucche in alto non ne perderemmo nessuna a causa degli istrici (vedi foto sotto). Queste osservazioni mi portano a cambiare il modo il cui coltivo i tromboncini, adattandomi ai loro comportamenti naturali: da anno prossimo li farò crescere su pergole o tralicci, assecondando la loro natura rampicante.

Una zucca ibrida di quest’anno.
Una zucca ibrida della varietà preferita dagli istrici. A giudicare dai morsi si direbbe che compare istrice ne apprezzi soprattutto la buccia.

Cucurbita devanàgari

Pattern naturali e alfabeti umani devono avere qualcosa in comune. Infatti ieri, per un attimo, ho attivamente cercato di leggere le zucche che ho raccolto. La mia mente ha cercato di interpretare le forme prodotte dai pattern di crescita dei Tromboncini e di ricondurle a forme note. È quella che tecnicamente viene definita una pareidolia. Ho pensato agli alfabeti georgiani e alla devanàgari del subcontinente indiano ma soprattutto all’alfabeto singalese, memorie ormai sbiadite del corso di Glottologia all’università. Per un po’ mi sono trastullato con l’idea che le zucche mi stessero mandando un qualche messaggio nel loro sinuoso alfabeto cucurbitaceo. Al di là delle speculazioni metafisiche, nel mondo reale ho fatto un buon raccolto. Quattro piante di Tromboncini di Albenga (Cucurbita moschata di cui parlo anche qui) hanno reso molte zucchine ad inizio stagione e sedici o diciassette grosse zucche mature per l’autunno-inverno. Addirittura, da quando le zucche sono mature, le piante hanno ricominciato a produrre nuovi frutti e se il tempo regge ne abbiamo ancora per qualche settimana. Non ho fatto calcoli precisi su quanto abbiano prodotto quattro sole piante, ma siamo sicuramente sopra i settanta kg. Nella foto: io mentre cerco ispirazione per decifrare il messaggio occulto pervenutomi sotto forma di misteriose zucche contorte.

Tromboncino summer squash

Cucurbita Moschata varietà Trombetta di Albenga

Ho coltivato diverse varietà di zucchine, negli ultimi anni. Alberello di Sarzana, Bianca di Trieste, Romanesco, Patisson, Tonda di Nizza, quelle gialle, quelle chiare, quelle scure. Sono tutte Cucurbita Pepo, il più diffuso genere di cucurbita coltivata per il consumo del frutto immaturo. Fra le Pepo la mia preferenza va alle zucchine scure o allo zucchino costoluto romanesco. Le bianche non le sopporto. Le Patisson sono buone solo per i polli. Quest’anno, invece, non ho piantato nessuna Cucurbita Pepo nel mio orto. Per la produzione di zucchine ho scelto la Trombetta (o Tromboncino) di Albenga, la quale è una delle rarissime Cucurbita Moschata selezionate per la qualità del frutto immaturo. Quasi tutte le Moschata, come la Butternut o la Moscata di Provenza, vengono coltivate come zucche e dunque la raccolta si fa a frutto completamente maturo. La Trombetta è una cucurbita a duplice attitudine, il cui frutto è ottimo quando immaturo (zucchina) e buono quando completamente maturo (zucca). Nello stato intermedio, quando il frutto è molto grande ma non ha cominciato a far indurire la pelle, è comunque apprezzabile. Infatti, mentre le Pepo mature diventano spugnose e immangiabili, le Moschata rimangono a pasta solida. Questa è una caratteristica che rende questa varietà molto pratica per un orto familiare: chi coltiva zucchine sa che c’è un boom nella produzione che porta ad avere grandi quantità di zucchine tutte insieme, troppe per l’autoconsumo. La Trombetta ci permette di mangiare zucchine a diversi stadi di maturazione e soprattutto ci lascia aperta l’opzione di dimenticare in campo i frutti già troppo grandi per essere zucchine e di raccoglierli come zucche mature a fine stagione.

Le Moschata sono piante vigorosissime e caotiche. Ho seminato per avere quattro piante, destinando loro circa 7 metri quadri (una fila 7×1). Di gran lunga troppo poco. Le Trombette hanno lo stesso comportamento delle zucche, non sono come le Pepo. Sono striscianti e rampicanti e debordanti. Se hanno letame, acqua e caldo diventano incontenibili. Le liane, quando toccano terra, sviluppano nuove radici. Ad ogni nodo producono anche fiori, frutti e nuovi rami. Ogni ramo fa nuovi frutti, fiori, radici e rami e così via. Ho dovuto allungare l’aiuola, dissodando la terra del prato per fare posto alle zucchine che avanzavano a 20 centimetri al giorno. Quasi tutti i giorni reindirizzo i nuovi rami che escono e corrono sul sentiero verso i pomodori, e cerco di limitare lo spazio coperto dalle Trombette. Nonostante i miei tentativi di contenerle, al momento quattro piante coprono una ventina di metri quadri, e non è certo finita qui. Fino ad ora abbiamo avuto zucchine in abbondanza e in campo ci sono diverse zucche ormai decisamente grandi che lasceremo fino a maturazione completa (come quelle delle foto sopra). Spero che avere frutti maturi non spinga le Trombette a smettere di produrne di nuovi, ma questo lo scopriremo solo più in la nella stagione. Intanto la vegetazione continua. Nella foto sotto: le quattro piante di Trombetta qualche giorno fa.